Come si fa a guadagnare su YouTube?

Voi giustamente direte: potevi informarti prima.

Voi giustamente aggiungerete: e ci voleva un genio a capire che ci sarebbe stato il trucco?

Nel caso in cui a qualcuno di voi venisse in mente di fare qualche soldo pubblicando video su YouTube, dico solo quattro parole: aprite. una. partita. iva.

Ebbene sì, non crediate di poter restare degli anonimi Privati e ricevere un simpatico assegno (come fa Amazon quando vendete un  libro scritto da voi sul suo sito, digitale o cartaceo) oppure un veloce pagamento su Paypal (come fa ReverbNation quando vi spettano royalties per la vendita dei vostri album musicali). Nossignore: con Google ed il suo potentissimo AdSense tutto va fatto presente al Fisco, e dunque che percepiate un centesimo oppure 10 mila Euro, la cifra andrà comunicata attraverso il 730 o con il Modello Unico, a seconda che siate dipendenti o titolari di qualche azienda (che si tradurrà in maggiori imposte). E ammesso che, in quanto titolari, decidiate comunque di stare al gioco (cosa del resto tutto sommato giusta e lecita, pagare le Tasse è una cosa che Tutti dovrebbero fare… oppure nessuno): siete sicuri che questo tipo di attività secondaria sarà compatibile con la Partita IVA che già possedete? Non tutte le Partite IVA possono garantire lo stesso tipo di servizi al cliente, così come un macellaio non può vendere una bicicletta a cuor leggero.

Bene (1). Poniamo che accettiate tutto questo, che decidiate di far presente al nostro simpatico Governo che siete in procinto di iniziare un secondo lavoretto e che spartirete volentieri con Lui le vostre gargantuesche entrate. A questo punto bisognerà iscriversi ad AdSense ed attivare la cosiddetta Monetizzazione sui video. Per qualche oscuro motivo, in certi casi AdSense e la Monetizzazione possono essere attivati solo dichiarando di non operare in Italia e quindi all’interno di YouTube bisognerà switchare la nazionalità, ad esempio, da italiana ad inglese. Da qui in avanti la strada dovrebbe essere tutta in discesa (ehm).

Vi basterà selezionare il tipo di banner da inserire (automaticamente ed in maniera randomizzata) nei vostri video, e stare attenti a non utilizzare contenuti multimediali coperti da copyright (come ad esempio le musiche dei film e le canzoni)… non esattamente un gioco da ragazzi. Si possono in qualsiasi caso scegliere dei brani orrendi messi a disposizione gratuitamente da YouTube, in alternativa a quelli scelti da voi. Il rischio nell’utilizzare materiale sotto copyright, ovviamente, sta in un primo momento nella rinuncia alla compartecipazione delle entrate, ed in un secondo momento alla sospensione del vostro account a tempo indeterminato.

Bene (2). Una volta trovato del materiale “libero da ingerenze”, si potrà procedere alla pubblicazione del video. Ora viene la parte più bella: AdSense non vi pagherà fino a quando non raggiungerete i 70 Euro di introito netto. Bazzecole, ci vorrà un attimo! A dire il vero, no. A conti fatti, dalla mia esperienza posso dire che, grossomodo, 3 dollari di introito corrispondono a circa 800 visualizzazioni, e conteranno soltanto quelle monetizzate (non tutte le visualizzazioni saranno realmente monetizzate!)… fate un po’ quattro conti. Riuscirete mai a raggiungere gli agognati 70 Euro? Peggio di Renzi.

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Apple non dà più la stessa qualità di un tempo?

Un commento veloce ma pesante, che con questo caldo non c’ho voglia di scrivere.

1° Maggio 2016: acquisto iPhone SE.

30 Giugno 2016: l’obiettivo è completamente pieno di polvere e devo portarlo in riparazione (ovviamente in garanzia), esattamente come era successo con iPhone 5 e iPhone 5S.

Sono questi i progressi tecnologici di Apple? Facepalm, facepalm come se non ci fosse un domani.

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Alla ricerca del computer perfetto

E’ il 2009, e sto scoprendo per la prima volta la magia dei Mac portatili (perché i desktop li utilizzavo per lavoro già da almeno 15 anni) grazie al PowerBook G4 regalatomi di seconda mano da mio padre, pagato la bellezza di 650,00 Euro. All’epoca il valore dell’usato Apple infatti raggiungeva ancora vette incredibili, e a ragione: erano macchine estremamente solide, dotate non solo di un sistema operativo completo e maturo, ma anche di una componentistica di primo ordine. Comincio a scoprire il valore di programmi semplici ma intuitivi come GarageBand: arrivando dall’esperienza di Cubase su Windows XP non sono abituato ad un linguaggio così diretto, ma ciò nonostante riesco in pochi giorni a registrare un intero album, Goya Toca a Oz.

Il PowerBook purtroppo è dotato di un HD abbastanza ridicolo per i miei progetti, e per di più comincia a tossicchiare e crashare con sempre maggior frequenza. E’ il rischio maggiore che si incorre nell’acquistare prodotti usati, del resto. Comincio a ragionare su quale potrebbe essere il prossimo passo. Scopro così che il mio portatile è uno degli ultimi disponibili ad essere dotato di architettura PowerPC, e che cambiando portatile mi troverei ad affrontare un mondo “nuovo” per Apple, vale a dire l’architettura Intel. Penso che però correrei volentieri il rischio, e così cerco qualche alternativa ancora più “portatile” del mio portatile da 15”. Proprio in quei giorni cominciano a diffondersi in rete le prime informazioni riguardo ad un prodotto innovativo Apple decisamente piccolo, un iTablet, dicono. Arrivano i primi mesi del 2010, e con essi iPad: immaginatevi la delusione per un musicista abituato ad utilizzare USB, VST di terze parti e così via.

Cosa fare? Acquistare un portatile Mac di nuova generazione, con tutti i dubbi che può comportare la “nuova” architettura, e senza ottenere un effettivo vantaggio in termini di dimensioni e portabilità… oppure passare direttamente ad una soluzione Desktop consolidata? E allora vai di iMac 27” Late 2009. Un cambio totale di prospettiva.

Passano gli anni. Il mio iMac, abbinato a Logic 9, mi permette di sfornare dei buonissimi prodotti (The Last Vestige of Gaia), e in seguito per lavoro decido di affidarmi anche ai nuovi MacBook Pro. Belli, ma siamo ancora lontani dalla portabilità che cercavo nel 2009, e nel corso degli anni, nonostante iOS GarageBand, iPad non raggiunge il livello di maturità e di apertura che cerco da sempre. Nel 2015, finalmente, ecco la svolta: esce il nuovo MacBook da 12”, e comincio ad intravedere una speranza. La prima edizione, di qualsiasi prodotto tecnologico si stia parlando, in genere andrebbe evitata per via dei difetti di gioventù, e considerato anche il prezzo elevatissimo (ma probabilmente quasi giustificato) di questa macchina decido di attendere ancora. Ed eccoci alla fine alla seconda versione del MacBook, datata 2016: non posso più attendere. Lo compro in versione iperpompata (1,3 GHz Intel Core M7) e non posso più farne a meno.

Ci sono voluti 7 anni, ma alla fine ho trovato il portatile che fa davvero per me: perfetto per il mio lavoro, ottimo per la mia produzione artistica.

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Cavallo che vince non si rottama

C’è qualcosa di strano nell’aria. L’aria è frizzante, il vento porta cambiamenti.

Il fatto che questi cambiamenti, in realtà, siano solo un ritorno di una stagione già vissuta poco conta, perché siamo abituati al ritorno ed alla nostalgia. Ambiamo a queste sensazioni.

E così, quasi in sordina, dopo due anni di esperimenti atti ad attirare utenti ed utonti provenienti da altre marche ed altre filosofie, Apple presenta due prodotti che, per motivi diversi, non rappresentano altro che la riaffermazione dei principi chiave in cui Steve Jobs ha sempre creduto.

Da una parte abbiamo iPad Pro da 9,7″, sostanzialmente il solito tablet super rifinito, ma che prende il meglio dall’ingombrante esperimento del suo fratello maggiore da 12,9″. Dall’altra abbiamo iPhone SE, uno smartphone piccolo che ricalca le feature del più grande (e scivoloso) iPhone 6S. In entrambi i casi la parola chiave è form factor: l’iPad originale secondo Jobs doveva essere lo strumento ideale per fruire dei servizi Web, leggero e compatto, mentre l’iPhone originale doveva essere utilizzabile con una sola mano, ed entrambi i “nuovi” prodotti sembrano chiedere scusa in lacrime per avere in passato tentato di essere qualcos’altro. D’altro canto Apple non ha mai dato l’impressione di aver creduto davvero in prodotti come iPhone Plus: non è stato creato un case in stile iPad per portarlo comodamente in giro senza rovinarne il display, la rotazione in landscape non è stata concessa a tutte le app ufficiali (ad esempio Musica), non si è investito molto tempo nello studio della sua ergonomia.

Non è che iPad Pro da 12,9″e iPhone 6S negli ultimi mesi abbiano venduto realmente poco, è che non hanno venduto abbastanza per gli standard aziendali (e per gli investitori). E dunque perché non provare a riaffermare il proprio marchio ed i propri principi storici, e vedere che succede? E chi se ne frega se esteticamente un prodotto è praticamente identico ad iPad Air di quasi 3 anni fa e l’altro è la fotocopia sputata di iPhone 5S. A volte per continuare a vincere, in mancanza di altre idee, non bisogna cambiare cavallo, ed io personalmente approvo.

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Fotocamera scelta (ed approvata)

Qualche settimana fa vi chiesi di aiutarmi a scegliere la nuova fotocamera, in sostituzione di quelle testate in precedenza (RX100 M1 e successivamente Lumix G6): la scelta alla fine è ricaduta sulla compatta Canon G7X.

Se ben ricordate, la sfida consisteva nel trovare – tra le altre cose – una  fotocamera abbastanza economica in grado di registrare in formato MP4 con un buon bitrate ed un alto numero di fps: la G7X da questo punto di vista è quasi perfetta, perché riesce a gestire i 1080p/60 a 34Mbps.

Dopo qualche test on the road, sono lieto di annunciare l’estrema soddisfazione per questo prodotto, a dir poco sottovalutato e bistrattato dai recensori e dagli utilizzatori (provate a trovarmi qualche buon video su YouTube che non sia il solito V-Log tremolante in presa diretta), e sono pronto a rispondere a qualche quesito che probabilmente qualcuno si sarà posto.

  1. G7X sostituisce una Reflex? Non esattamente. Se il vostro intento è filmare con una grande escursione dello zoom, lasciate stare… ma questo del resto vale per qualsiasi compatta. In qualsiasi caso ha i suoi pro e contro: lo stabilizzatore a 5 assi ed il touchscreen sono migliori della maggior parte delle Reflex in commercio (ad esempio li trovo migliori di quelli della mia ex Lumix G6). Per le riprese “al volo” il touch è importante.
  2. G7X è una valida alternativa al comparto video degli smartphone high-end? Di gran lunga. Con il giusto grado di editing (tornerò dopo sulla questione) ci troveremo davvero su un altro pianeta, qualitativamente parlando. Profondità, colore, angolo… tutto ottimo ed abbondante.
  3. G7X è meglio di RX100 M3, come dicono alcuni? Temo di no. Sul lato software, effettivamente Sony ha sempre fatto miracoli sin dalla Mark 1: le sue immagini appaiono più morbide, il contrasto migliore, e questo nonostante il sensore sia lo stesso. Di contro va detto che assistiamo ad un pareggio in condizioni di bassa luminosità e che preferisco l’autofocus di Canon. Insomma, tutto quello che conta c’è anche nella Canon, dopotutto.
  4. La compatta è un prodotto riservato a chi vuole il massimo della portabilità; per quanto riguarda l’editing possiamo affermare che basterà un ugualmente portabile iPad? Anche qui la risposta non è semplice, ma dopo qualche test propenderei per il No. Sebbene abbia scelto la G7X per la possibilità di lavorare con MP4 a 1080p (MP4 è praticamente l’unico formato importabile su iPad), alla fine mi sono arreso all’evidenza che un prodotto sfornato con Final Cut Pro X risulta immensamente superiore rispetto ad uno creato con iMovie per iOS. iPad Pro non è poi così tanto Pro, se ancora ci fosse bisogno di una conferma: nulla può battere un color grading fatto con Film Convert, per non parlare di chi vuole esportare a 23,98fps anziché 60 o 30. Sul Mac potrete aggiungere anche più agevolmente l’effetto Vignette, il Letterbox, e tante altre cose, su iPad bisognerebbe passare il file attraverso Chromic, Pinnacle, Video Crop, e mai con la stessa qualità. La differenza la potrete notare guardando i due video che ho realizzato a Vicenza, uno esportato da MacBook Pro e l’altro da iPad Air 2. Va anche detto, tuttavia, che un filmato MP4 di 4 minuti editato su iPad vi occuperà al massimo 5 Gb, mentre su MacBook preparatevi a tenere liberi almeno 40 Gb… E se avessimo utilizzato AVCHD o XAVC S anziché MP4? Non oso immaginarlo.

 

Apple Watch, un anno dopo

Adesso che tutti – ma proprio tutti – hanno pubblicato una recensione online sul dispositivo personale più controverso della storia di Apple, e adesso che è chiaro che non uscirà a distanza di un anno una seconda versione, sono pronto a dire la mia sulla faccenda.

C’é chi ha scritto tonnellate di righe dopo averlo provato solo per una settimana (il tizio di The Verge con il brufolone in bella vista sulla tempia), c’é chi l’ha indossato un giorno tanto per fare visite facili su YouTube (Brownlee, sto guardando te), c’é chi ci ha ricamato minuti e minuti di piani sequenza mirabolanti sulla propria scrivania e chi ne ha parlato solo per paragonarlo ai dispositivi Android usciti anche 12 mesi prima. Il parere su Apple Watch, in media, é stato uno stanco “meh”, ma ora vorrei direi la mia, e come sempre sarà un commento breve e fuori dal coro.

A me Apple Watch sta piacendo un sacco, e quasi sempre per motivi differenti da quelli che ho letto/visto finora. Ecco le mie considerazioni, punto per punto:

  1. E’ l’iPod Nano touch definitivo. In molti, all’uscita della sesta iterazione di iPod, avevano intuito il suo potenziale al polso, ma non essendoci uno store in cui ampliare le sue potenzialità, il massimo che i produttori di terze parti ebbero modo di fare fu creare qualche brutto cinturino e bumper. Invece io al mattino mi alzo, faccio colazione, e parto a piedi per andare al lavoro ascoltando beato la musica del mio iPhone direttamente dal Watch al polso, senza stupidi fili agganciati al bavero della giacca o che spuntano dalla tasca dei jeans: mi basta un’auricolare bluetooth (nel mio caso Jawbone) ed il gioco è fatto. L’iPod più comodo e tecnologico di sempre, per quanto mi riguarda.
  2. Mi permette di controllare in un secondo temperatura, orario, appuntamenti e traguardi fitness senza dover sbloccare o premere nulla. È tutto a portata di polso, basta ruotarlo. Anche questa è una feature che torna molto utile mentre corro o cammino (diciamo dunque almeno 4 volte al giorno in esterno, centinaia di volte in interno). Mai avuto nulla di così semplice prima d’ora.
  3. Mentre guido posso impostare il navigatore sull’iPhone  ma togliendo il volume delle indicazioni vocali, fastidiose se si sta ascoltando musica nello stereo. Ci penserá il polso a vibrare per ricordarmi la prossimità di svolta o altre informazioni di rilievo durante la guida. Il silenzio (di Siri) é d’oro.
  4. Ricevo i messaggi di Messenger, Whatsapp, Skype, iMessage direttamente sul polso ed in maniera molto poco invasiva: nella maggior parte dei casi non dovrò dunque distogliere l’attenzione dal lavoro per sbloccare il telefono e controllare chi sta rompendo le palle con qualche richiesta inutile o qualche battuta che poteva essere rimandata alla sera. Addio scocciature.
  5. Sto tagliando la cipolla in cucina. Ad un tratto mi ricordo che non ho ancora segnato in promemoria la pancetta da comprare al supermercato. Senza dovermi lavare le mani, senza dover estrarre il telefono dalla tasca o un foglietto dal taschino, alzo il polso e dico “Hey Siri, ricordami Pancetta”. Un problema in meno a cui pensare dopo aver finito di tagliare la cipolla.

Come potete vedere, tutte le feature che mi tornano utili durante la giornata non hanno praticamente nulla a che vedere con iPhone o iPad. Per mesi tutti hanno continuato a lamentarsi “il Watch questo non lo può fare, il mio telefono o il mio tablet invece sì”. Cavolate. Un anno fa predissi: come il telefono serve a telefonare, così Apple Watch servirà ad orologiare, e così è stato, per chi ha avuto la pazienza di studiare a fondo il prodotto. Come la natura ha trovato il modo di creare la vita nel Jurassic Park (oddio da quanto sognavo di utilizzare questa similitudine), così Apple Watch ha trovato, e continua a trovare, la sua strada autonomamente, e questo nonostante gli sviluppatori si ostinino a crearne delle App che non sono altro che un versione in miniatura di quelle per iPhone. Apple Watch è un prodotto nuovo e diverso, e come tale va trattato.

Oh, e a tutti quelli che dicono che è da cretini rispondere ad una telefonata o ad un messaggio con un oggetto legato al polso, mi chiedo se si sono mai accorti di tutti quelli che amano dettare i messaggi vocali su Whatsapp tenendo il telefono davanti al naso come se fosse un Walkie Talkie, anziché utilizzare la tastiera QWERTY in dotazione. My two cents.

  

Alla ricerca della videocamera perfetta

Di solito scrivo articoli di riflessione, ma in questo caso rivolgerò delle domande estremamente specifiche ai miei lettori:

  • Vi piace realizzare filmati, documentari, film brevi amatoriali?
  • Se sì, che strumentazione utilizzate?

Prima di rispondere, vi dico subito che sono un tipo difficile (se già non si fosse capito). Non mi interessa utilizzare DSLR (ci sono già passato) perché non permettono di catturare l’attimo in velocità: i miei filmati non sono meditativi, non hanno inquadrature studiate a tavolino, ma soprattutto ho sempre pochissimi istanti di tempo per catturare l’immagine. Ecco, potremmo dire che i miei filmati sono delle foto in movimento.

In generale utilizzo la modalità a 60 fps od oltre (in Full HD), perché in questo modo posso scattare per pochi secondi e poi allungare il materiale a volontà con un po’ di slow motion. Il problema è che tutto l’editing, sempre per la questione del poco tempo a disposizione, posso realizzarlo solo da iPad (iMovie) e non da Mac (Final Cut Pro): ne consegue che devo filmare a 60 fps ma in formato MP4.

Finora ho realizzato quasi tutti i video con il fidato iPhone 6 Plus e l’applicazione FilMic Pro, grazie alla quale posso esportare a 24p e croppando la risoluzione a 2.39:1. Mentre la risoluzione non è fondamentale (nulla vieta di montare tutto in 16:9, tutto sommato), devo ammettere che ormai sono estremamente affezionato ai 24p. Ecco dunque l’altro problema da risolvere: il file dovrà nativamente essere prodotto, oltre che a 60, anche a 24p, perché iMovie non permette di cambiare questo parametro (è modificabile da Pinnacle Pro, ma il risultato non mi convince).

Situazione complessa, soprattutto considerato che il mio budget non potrà mai superare i 600 Euro (approssimativamente). Stavo pensando alla Panasonic V770, ma magari voi avete qualche altra opzione da propormi, più portatile ed ergonomica…

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