Alla ricerca del computer perfetto

E’ il 2009, e sto scoprendo per la prima volta la magia dei Mac portatili (perché i desktop li utilizzavo per lavoro già da almeno 15 anni) grazie al PowerBook G4 regalatomi di seconda mano da mio padre, pagato la bellezza di 650,00 Euro. All’epoca il valore dell’usato Apple infatti raggiungeva ancora vette incredibili, e a ragione: erano macchine estremamente solide, dotate non solo di un sistema operativo completo e maturo, ma anche di una componentistica di primo ordine. Comincio a scoprire il valore di programmi semplici ma intuitivi come GarageBand: arrivando dall’esperienza di Cubase su Windows XP non sono abituato ad un linguaggio così diretto, ma ciò nonostante riesco in pochi giorni a registrare un intero album, Goya Toca a Oz.

Il PowerBook purtroppo è dotato di un HD abbastanza ridicolo per i miei progetti, e per di più comincia a tossicchiare e crashare con sempre maggior frequenza. E’ il rischio maggiore che si incorre nell’acquistare prodotti usati, del resto. Comincio a ragionare su quale potrebbe essere il prossimo passo. Scopro così che il mio portatile è uno degli ultimi disponibili ad essere dotato di architettura PowerPC, e che cambiando portatile mi troverei ad affrontare un mondo “nuovo” per Apple, vale a dire l’architettura Intel. Penso che però correrei volentieri il rischio, e così cerco qualche alternativa ancora più “portatile” del mio portatile da 15”. Proprio in quei giorni cominciano a diffondersi in rete le prime informazioni riguardo ad un prodotto innovativo Apple decisamente piccolo, un iTablet, dicono. Arrivano i primi mesi del 2010, e con essi iPad: immaginatevi la delusione per un musicista abituato ad utilizzare USB, VST di terze parti e così via.

Cosa fare? Acquistare un portatile Mac di nuova generazione, con tutti i dubbi che può comportare la “nuova” architettura, e senza ottenere un effettivo vantaggio in termini di dimensioni e portabilità… oppure passare direttamente ad una soluzione Desktop consolidata? E allora vai di iMac 27” Late 2009. Un cambio totale di prospettiva.

Passano gli anni. Il mio iMac, abbinato a Logic 9, mi permette di sfornare dei buonissimi prodotti (The Last Vestige of Gaia), e in seguito per lavoro decido di affidarmi anche ai nuovi MacBook Pro. Belli, ma siamo ancora lontani dalla portabilità che cercavo nel 2009, e nel corso degli anni, nonostante iOS GarageBand, iPad non raggiunge il livello di maturità e di apertura che cerco da sempre. Nel 2015, finalmente, ecco la svolta: esce il nuovo MacBook da 12”, e comincio ad intravedere una speranza. La prima edizione, di qualsiasi prodotto tecnologico si stia parlando, in genere andrebbe evitata per via dei difetti di gioventù, e considerato anche il prezzo elevatissimo (ma probabilmente quasi giustificato) di questa macchina decido di attendere ancora. Ed eccoci alla fine alla seconda versione del MacBook, datata 2016: non posso più attendere. Lo compro in versione iperpompata (1,3 GHz Intel Core M7) e non posso più farne a meno.

Ci sono voluti 7 anni, ma alla fine ho trovato il portatile che fa davvero per me: perfetto per il mio lavoro, ottimo per la mia produzione artistica.

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