La mia esperienza con i nuovi Lego

Come ogni buon geek/nerd  che si rispetti, anch’io ogni tanto non resisto al fascino dei Lego. Sempre più complessi, sempre più colorati, sempre più legati ai temi forti del cinema, i Lego sono diventati un articolo forse più ricercato dagli adulti piuttosto che dai bambini. Anche i prezzi, per quanto assolutamente giustificati dalla cura profusa nei dettagli, si rivolgono ad un pubblico maggiorenne: è impensabile che un bambino possa infatti permettersi di utilizzare le mancette per comprare il set dei Simpson da 200 Euro o la Morte Nera da 400 Euro, per fare un esempio. Sempre che le mancette esistano ancora.

Al Game District di Verona, evento fieristico di qualche settimana fa, i fan dei Lego saranno senza dubbio rimasti estasiati dall’area messa a disposizione per questa marca: negozianti gonfi di offerte imperdibili da una parte, espositori carichi di chicche (set completi de Lo Hobbit e di Star Wars, tra le altri cose, ricostruiti per intero su tavoli immensi) dall’altra. Sarà stata l’atmosfera, sarà stato il digiuno da Lego (non ne compravo uno da almeno 20 anni), sarà stato il soggetto a me caro, fatto sta che alla fine non ho resistito a farmi regalare dalla moglie il piccolo set Lego Ghostbusters. Senza entrare nei particolari di un prodotto che gli appassionati sicuramente conoscono nel dettaglio (a proposito, costava 5 Euro in meno del prezzo più basso di Amazon), ecco alcune considerazioni positive e negative a caldo da parte di una persona che non “giocava” con i Lego da troppo tempo:

1) I pezzi sono suddivisi in sacchetti senza alcuna logica apparente. In realtà la logica c’è, ma se uno non è abituato alla “logica Lego“, la scoprirà troppo tardi e si ritroverà il tavolo strapieno di pezzetti mescolati. La costruzione dell’oggetto diventerà così più complessa di quella di un puzzle Ravensburger da 2 milioni di pezzi. Sottolineo inoltre che i sacchetti non sono richiudibili, quindi non è contemplato che qualche collezionista possa, una volta montata e ammirata l’opera, smontare e sigillare tutto nuovamente. Chiamatemi pazzo, ma io personalmente l’avrei fatto.

2) Il libretto di istruzioni è straordinario. E’ corposo, è stampato bene, contiene moltissime citazioni tratte dal film. In un mondo in cui anche i videogiochi stanno perdendo il lusso dei booklet grossi e colorati degli anni ’80, questo è un plus nostalgico, potentissimo e da non sottovalutare. Di contro va detto che i colori dei pezzi disegnati sulla carta sono di difficile discernimento. Più di una volta mi sono trovato a non capire se il blocco da scegliere dovesse essere trasparente, argentato, oppure grigio. Purtroppo ormai i Lego contano una quantità di colori e fogge che non ha riscontro nei set del loro passato remoto, e così anche in questo caso chi non è abituato al nuovo ambiente si scontrerà con indubbie difficoltà pratiche. E’ un po’ come con i cruciverba della Settimana Enigmistica: serve costanza.

3) I Lego sono un capolavoro di ingegneria, se ancora non si fosse capito. Ogni pezzo, ogni incastro, ogni colore ha il suo perché… e questo è anche il motivo per cui fanno tanta presa sugli adulti.

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Vi lascio con il video in time lapse che ho realizzato costruendo il set. Buona visione!

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