I tranelli del MEPA

Come avrete notato, leggendo le mie pagine, raramente i contenuti proposti riguardano temi seri, ma vertono perlopiù su argomenti leggeri legati all’elettronica di consumo. Sulla scia dell’articolo su Amazon, che ha riscosso un certo successo, vorrei tuttavia anche portare all’attenzione dei lettori la mia esperienza su un altro volto del mercato elettronico, vale a dire il MEPA.

Per MEPA si intende, riassumendo a grandi linee per non annoiare nessuno, il Mercato Elettronico per la Pubblica Amministrazione, ed è di fatto uno sportello virtuale a cui i negozianti sono oggigiorno obbligati ad affacciarsi per vendere i propri articoli agli Enti Pubblici. L’idea di base è interessante, ma purtroppo nella pratica è stata realizzata malamente e gestita da entrambe le parti ancora peggio.

Nel tentativo (presumibilmente) di rendere più trasparenti le vendite ed al fine di limitare i soliti giochetti all’italiana del “parente dell’amico” infiltrato nella trattativa, il sistema di compravendita è stato blindato all’interno di un sito (malamente) creato ad hoc, nel quale il negoziante può proporre le sue offerte commerciali e partecipare a bandi e gare d’appalto. Le linee guida sono pesantissime su taluni aspetti e ridicolmente leggere su altri. Ne conseguono due terribili fatti. Da una parte, si stanno presentando negozianti/rivenditori/produttori con offerte fuori da ogni logica di concorrenzialità (leggi: prezzi molto al di sotto di quello di acquisto, a volte al di sotto di quello di produzione) nel tentativo di accaparrarsi qualche grosso cliente mossi dalla disperazione del momento. Da un’altra parte, si presentano spesso dei casi in cui le richieste delle Pubbliche Amministrazioni sono ai limiti del ridicolo: richiedono quantità esorbitanti di materiale con delle basi d’asta (al ribasso) risibili – troppo basse e fuori da qualsiasi mercato – con tempi di presentazione delle offerte e delle consegne incredibilmente risicati, ma soprattutto obbligando il venditore a rispettare delle clausole pazzesche. Si è già parlato online dello scandalo del bando indetto dalle Poste Italiane che prevedeva una penale di 100 Euro per ogni ora di ritardo sulla consegna del materiale, ma questa in realtà è solo la punta dell’iceberg delle puttanate che ho avuto modo di scoprire addentrandomi in questo torbido ambiente.

In particolar modo ho notato che è l’Esercito a presentare le richieste più incredibili: si parte dalla richiesta di abbigliamento costosissimo in Goretex con basi d’asta da mercatino dell’usato, passando per more del 10% su ogni giornata di ritardo sulla consegna, pagamenti estremamente dilazionati, marche da bollo costosissime (mi pare da 16 Euro) da applicare su ogni singolo documento firmato, consegne a carico del venditore e con date e orari ristrettissimi riservati al ritiro della merce (esempio: tassativamente dal Lunedì al Mercoledì dalle 10.00 alle 12.00), detrazioni di qualche punto percentuale dell’intera somma dovuta a prescindere da tutti gli altri fattori, richieste di articoli ridicoli e scevri da ogni “logica dell’utile” (di questi tempi, mi spiegate l’utilità di richiedere materiale per il confezionamento dei regalini preparati dai detenuti?). La frase più bella che ho letto però resta la seguente: “Ci si riserva di pagare solo dopo il collaudo della merce“. Il collaudo? Cioè, se i pantaloni ordinati non vanno bene perché stringono in vita allora non mi paghi? Per quanto mi riguarda, è tutta una presa per i fondelli che dovrebbe far leva sulla disperazione dei commercianti e dei produttori: prima o poi qualcuno accetterà quelle richieste, anche se assurde, no? Tanto, se vogliono trattare con la PA (e viceversa!), non c’è altra via al di fuori del MEPA.

Il sistema cambierà? Migliorerà? Non sarà di certo il mio sfogo lanciato su un blog misconosciuto a cambiare le cose: la mia speranza é che qualche bravo giornalista si prenda carico di questo grossissimo problema gestionale e lo porti all’attenzione generale… nella speranza che un altro ridicolo orrore burocratico tutto all’italiana venga cancellato.

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