Nintendo dovrá insegnare la via del touch

Di rientro dalle vacanze (o meglio, dopo essermi alzato dal divano sul quale sono stato per due settimane), mi sono imbattuto nelle prime recensioni del nuovo tablet Nvidia Shield. Sembra bello, e sembra ben carrozzato.
La maggior parte della gente ne parla bene, e sono sicuro che avrá un discreto successo perché le dimensioni sono giuste e perché (soprattutto) é unico nel suo genere: escludendo i giochi (giochetti) Android, la possibilitá di sfruttarlo per i gioconi PC in streaming é qualcosa di davvero allettante e che nessun altro ha potuto offrire. Finora.

Chiaramente per giocare con tali giochi é necessario dotarsi di joypad, e di per sé in questo non c’é nulla di male, soprattutto se il joypad é di qualitá, ma é innegabile che questa nuova moda di affiancare al tablet un controller esterno sa di arrendevolezza, di progressiva consapevolezza che, dopo tutto, ci siamo sbagliati un po’ tutti noi ottimisti a pensare di poter giocare decentemente solo via touch. Finora.

E’ per questo motivo che torno a ribadire la mia grande speranza per il futuro: che Nintendo prenda in mano le redini del mercato dei giochi per tablet e che faccia capire a tutti che, in realtá, é possibilissimo garantire un’eccellente giocabilitá anche in questo settore senza necessariamente ricorrere a scomodi ed ingombranti accessori. Volete una prova di ciò? Comprate Zelda Phantom Hourglass per Nintendo DS.
Personalmente ci ho rigiocato ieri, dopo qualche anno, e l’ho trovato geniale. Più geniale di quando uscì. La sua genialitá non sta tanto nella storia (che comunque é di grande valore) ma proprio nel sistema di comandi: utilizzando il pennino é possibile far muovere Link, fargli agitare la spada, utilizzare tutti gli oggetti, accedere al menu, prendere appunti, spostare massi ed aprire porte. Tutto con il touch. Ancora adesso mi sembra incredibile che i programmatori siano riusciti a raggiungere un tale livello di semplicitá e perfezione attraverso una console della precedente generazione. Nintendo é stata precursrice di un modo di giocare che poi é stato trasposto malamente nel mercato iOS e Android: basti bensare al clone più famoso di Zelda, Oceanhorn, tanto bello da vedere quanto approssimativo nei comandi. Il futuro dei tablet non sta nei giochi dotati di pulsanti e cloche virtuali, tanto quanto non sta nei joypad bluetooth, a meno che non si stia giocando in mirroring con la TV, naturalmente. Non sta nemmeno in un pennino stylus. La soluzione, il vero futuro del gaming, é giá a portata di mano, ma serve qualcuno di capace come Nintendo per aprire la strada giusta ancora una volta. Il multitouch non é mai stato cosí sottovalutato. Finora.

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