Tanti auguri a chi vuole vendere su Amazon – Parte 2

Non era prevista una seconda parte della disamina, ma stamattina un gentilissimo e pazientissimo addetto al servizio clienti Amazon mi ha contattato per spiegarmi come funziona la vendita sul sito.

Che qualcuno ai piani alti abbia letto il mio articolo? Direi proprio di no, ma comunque il giovane ragazzo di bottega si è rivelato un grande aiuto, da una parte per fugare dubbi e dall’altra per ribadire quanto complesso, macchinoso, talvolta insostenibile sia Amazon.

1) Effettivamente non è obbligatorio vendere in tutta Europa. Anzi, ogni prodotto (o gruppo di prodotti) viene caricato su ogni singolo store separatamente. Di default, se sei italiano carichi sullo store italiano, e solo successivamente puoi decidere di caricare nuovamente il prodotto negli altri store. Insomma, il sito resta macchinoso, ma in maniera diversa.

2) Il fatto di poter scegliere in che store vendere, tuttavia, nel mio caso torna utile per decidere di occuparsi personalmente del trasporto. Perché mai un venditore dovrebbe decidere di evitare il servizio logistico Amazon, così comodo ed economico? Innanzitutto perché qualsiasi prodotto deve avere, ed in bella vista, un codice a barre univoco. Se il tuo prodotto non possiede un codice a barre, devi acquistarlo su un sito specializzato (questo è quanto mi ha spiegato il tecnico, naturalmente). In secondo luogo la merce deve essere perfettamente sigillata, e ciò diventa problematico qualora un rivenditore come me si trovi a dover vendere “merce sciolta” quali ad esempio determinati capi di abbigliamento che il grossista mi fornisce sprovvisti di confezione (e talvolta pure sprovvisti di codice a barre). Questa è l’Italia, mica è colpa mia.

3) Scegliere di spedire autonomamente permette di scegliere le spese di spedizione più congeniali, ma non i tempi di consegna. La merce deve tassativamente pervenire al cliente entro 4 giorni. Nel caso in cui si decida di vendere qualcosa che, per varie ragioni, necessita di tempi più lunghi, va compilata a parte una tabella che dovrà essere approvata da Amazon. Tanto per non smentire la macchinosità dei processi.

4) Le commissioni di Amazon sul venduto (e per fortuna solo sul venduto) sono, per così dire, altine. Si parte da un 7% per l'”elettronica di consumo” fino ad arrivare ad un mirabolante 35% vendendo “accessori Kindle”. Nel mio caso la percentuale si ferma al 12%, visto che l’abbigliamento antinfortunistico, per ragioni a me ignote, rientra nella categoria del “fai da te”. Eh?!

5) Si possono, in effetti, caricare più articoli contemporaneamente. Ciò torna utile, come spiegavo in precedenza, qualora si debba vendere un articolo che si differenzia per taglie o colore. Per fare ciò va stilata una tabella difficilissima, complessissima, lunghissima, che poi in formato .txt verrà uploadata sul sito e, dopo ulteriori controlli e correzioni da parte di Amazon, permetterà di avere tutti i nostri articoli online in un colpo solo. Per chi ha già un sito, non servirà nemmeno caricare le foto: basterà comunicare l’url in cui le foto sono già presenti. E se le foto in questione non rispettano i canoni di definizione e grandezza richiesti da Amazon, non importa. Giuro, è assurdo ma è così. A proposito, ricordate il problema relativo all’impossibilità di caricare le foto attraverso il pannello? Era, ed è tuttora, un problema della loro piattaforma. Parola del tecnico.

Insomma, riassumendo: vincoli sui prezzi (perché con una commissione del 12% – non prendiamoci in giro – non c’è modo di “regalare” la merce), vincoli sui tempi di spedizione, vincoli sul modo di caricare gli articoli. Personalmente proverò lo stesso l’ebbrezza di vendere a queste condizioni… ma ne varrà davvero la pena, a lungo termine?

Amazon-Vendita

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1 Comment

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