Violenza giovanile e videogames

In questi giorni sta girando un meme di protesta molto interessante: esso tenta, ahimè assai goffamente, di difendere i videogiochi dalle accuse di istigazione alla violenza giovanile.

Nel meme in questione vengono presentate 5 scene tratte da famosi videogame: una partita di football americano professionistico, un’operazione chirurgica, un’arringa in tribunale, due ragazzi intenti a cucinare… ed un criminale con un bazooka sulla spalla. Il messaggio da comunicare è che giocare a questi videogame non fa di noi dei giocatori di football professionisti, dei medici, degli avvocati, dei cuochi, e quindi per proprietà transitiva nemmeno dei criminali.

Come sicuramente saprete io apprezzo i videogiochi in ogni loro forma dal momento che allietano le mie giornate da più da vent’anni – anche se, ad essere sinceri, sono stato per gran parte del tempo un innocente nintendiano. Vi dico questo per sottolineare il fatto che personalmente non ho interessi ad andare contro il loro sviluppo. Detto questo però nutro qualche dubbio in merito alle categorie di gioco sviluppate tuttora per le console di ultima generazione (e quindi, nella fattispecie, quelle di Sony e Microsoft) , sicuramente votate alla violenza senza compromessi: quindi trovo interessante – ma totalmente insoddisfacente – leggere i commenti di chi intende difenderle a spada tratta.

Il problema alla base del meme è che le prime 4 scene sono simulazioni di una professione, e non possono essere replicate da nessuno, esclusi i professionisti: non puoi avere un campo da football e una squadra, non puoi avere un sala operatoria e tutti gli attrezzi da chirurgo, non puoi entrare in un’aula di tribunale con una tua giuria, e probabilmente non puoi neanche avere una cucina super attrezzata per cuocere qualsiasi pietanza. L’unica cosa che puoi avere senza problemi è un’arma da fuoco: in America spesso basta aprire il cassetto del padre, e puoi premerne il grilletto senza alcuna laurea o diploma. Ciò dimostra una cosa sola: alla domanda “questo fa di me un assassino?” posso tranquillamente rispondere “a volte sì, se intendi diventare un assassino per noia, e non per professione”.

Neanche il fatto che nutra un odio profondo per l’educazione delle nuove generazioni può portarmi a pensare che la violenza dilagante sia dovuta in gran parte ai videogiochi; detto ciò, tuttavia il dubbio resterà sempre, ed a coloro i quali tentano di farmi cambiare idea con qualche meme (nelle loro intenzioni) brillante dico: riprovate a convincermi perché stavolta non ha funzionato.

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3 Comments

  1. Il problema di questo meme è che trae una conclusione che non è supportata da quello che esprime nelle prime quattro immagini. Tutti i giochi riportati prima non fanno di te un “professionista” nei relativi campi, così come GTA e simili non fanno di te un killer professionista, ma questo non vuol dire che non possano far di te un killer e basta (beninteso, ho giocato a tutti i GTA e non ho nulla contro i giochi anche se violenti). Addirittura se lo si rigira questo meme va contro le intenzioni degli autori, si potrebbe dire che i primi quattro giochi possono ispirare una passione per i relativi sport/lavori, quindi i giochi violenti possano ispirare una passione per la violenza. Non è così, almeno per me, ma bisognerebbe stare attenti quando si vuole comunicare qualcosa, e farlo bene…

  2. Beh, spezzo una lancia a favore dei videogiochi violenti: teoricamente c’è un codice che indica l’etá minima per giocare e tipologia dei contenuti. Il vero problema è che spesso i genitori (per loro stessa ammissione) pur di non discutere con i figli comprano e basta, così come quelli che le domande se le pongono dopo. Non si può dare la colpa alla pistola usata per uccidere qualcuno… casomai c’è da domandarsi il perchè è stata usata.

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