Il paradosso dei SEO

Search Engine Optimization.

Ai profani, o a chi come computer utilizza solo un tablet probabilmente l’acronimo SEO non dirà nulla. Gli Ottimizzatori dei Motori di Ricerca in realtà sono delle figure note da molti anni, ma è innegabile che ormai abbiano sviluppato un business fuori controllo, che non ha più la stessa valenza di un tempo.

Le email sono infestate dalle loro promesse: “Grazie a noi il vostro sito tornerà alla massima visibilità”. Twitter stesso è strapieno di utenti che si professano sedicenti Uber-Cazzuti-Ottimizzatori. Ci sono centinaia di ditte specializzate che vi telefonano in negozio, spesso si presentano pure davanti al bancone, con tanto di depliant e biglietti da visita. Perfino la morente SEAT Pagine Gialle vi ha fatto due palle così, negli ultimi anni. Tutti bravi sulla carta… ma saranno davvero bravi come dicono?

Non entrerò in questioni tecniche, in primis perché non sono qualificato a farlo, ma per chi se lo stesse chiedendo, la funzione di questi individui consta nell’esaminare la struttura del vostro sito web (e per fare ciò di fatto spesso bisogna dare loro un accesso completo ai pannelli di controllo), estrapolandone le parole chiave,  cercando di gonfiarle e di riposizionarle nei motori di ricerca, al fine di garantirne una visibilità migliore in Google o quant’altro. Se vendi prosciutti, loro cercheranno di indicizzare al meglio la parola “prosciutto” contenuta in ogni frase, in ogni pagina del tuo sito. Questa è la versione estremamente semplificata della loro attività; in secondo luogo andrebbero analizzati gli strumenti utilizzati per raggiungere tale scopo (AdWords, i link a Pagine Gialle, pacchetti pubblicitari personalizzati di Google, ecc), ma la questione non ci interessa, ed ora vi spiego il perché.

Senza i soldi, senza tanti soldi, ormai non si va da nessuna parte, neanche nel web. Non basta cercare di fregare i motori di ricerca suggerendo le parole più cliccate, ora non più, perché tanto la settimana successiva un altro sitarello (gestito dal SEO di turno) troverebbe il modo di spodestare quella stupida 43esima posizione che avevate raggiunto con tanta fatica. E la settimana dopo un altro gli ruberebbe il posto. Ci vuole poco. Ma c’è un motivo se Amazon ed Apple pagano, ogni anno, milioni di dollari a Google, ed il motivo è che per avere una reale -e soprattutto stabile- visibilità sul web bisogna dare fondo a molti risparmi.

C’è poco da fare: ora come ora, se non siete ricchi per avere un po’ di pubblicità reale e duratura funzionano solo i giochetti della raccomandazione, del passaparola, e della ricerca di terreni nuovi in cui piantare i semi. Senza dimenticare la fortuna. E’ uscito un nuovissimo social super promettente da due giorni? Spammate a rotta di collo lì dentro le foto dei vostri prosciutti. Avete appena regalato due chili di mortazza ai vostri amici e loro l’hanno grandemente apprezzata? Dite loro di esprimere il loro apprezzamento su qualche sito, con tanto di link al vostro negozio. Fate muovere il culo ai conoscenti, non al SEO di fiducia.

Tutto il resto è un palliativo, è l’illusione di una cura destinata a crollare miseramente, perché il sistema di vendita degli spazi pubblicitari su cui Google ha prosperato per molti anni, se non siete ricchi, non vi servirà più a nulla. Ho detto delle ovvietà? Non c’è dubbio, ma ogni tanto è bene ribadirle. Anche se, in fondo, data la scarsa ottimizzazione, questo sito non lo leggerà nessuno…

seo-google-bing-yahoo

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