Il mecenatismo di Kickstarter

Una delle pochissime cose che ho sempre invidiato al Rinascimento Italiano (ma anche a molte altre epoche storiche) è il mecenatismo. Dicesi mecenatismo il finanziamento alle attività degli artisti: il compenso poteva essere in denaro, ma anche e soprattutto in forma di privilegio di poter sviluppare le proprie opere per una qualche corte o casata senza vincoli di sorta. Ogni artista insomma poteva esprimersi al meglio, e la protezione, il vitto e l’alloggio gli permettevano la serenità necessaria a farlo.

Oggi, in tempo di crisi economica su scala mondiale, si sta riproponendo qualcosa di (lontanamente) simile, anche se probabilmente se ne sono accorti in pochi. Il mecenatismo si chiama Kickstarter, ed i finanziatori privati siamo noi. Certo, non saremo ricchi come i papi ed i sovrani, ma l’unione fa la forza, ed il fatto che questo fenomeno si stia allargando sempre più dimostra che funziona. In men che non si dica, l’artista del videogioco con la Grande Idea ben stampata in testa riesce a raggranellare milioni di dollari virtuali.

Non sempre tutto va per il verso giusto, e Kickstarter del resto non garantisce il successo del progetto presentato sulle sue pagine: un conto è fare da megafono, un altro è fare da garante. Abbiamo visto progetti naufragare, ed altri cambiare nome e caratteristiche, in attesa di ulteriori fondi (ad esempio l’avventura grafica Double Fine), ma in linea di principio stiamo assistendo ad una rivoluzione inevitabile e probabilmente giusta. Kickstarter comunque è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più ampio ed articolato, che si sta declinando in forme molto diverse, con siti alternativi che trattano prodotti alternativi.

Sarà interessante osservare fino a dove (e fino a quando) si estenderà questo fenomeno. In un mondo dominato da Internet, dalla delocalizzazione, dalla globalizzazione, e dalla povertà dilagante, la parola d’ordine tuttavia resta sempre e soltanto una: non sottovalutare questo tipo di attività commerciali, perché potrebbero cambiare la concezione che abbiamo avuto finora del fornire e dell’acquistare un bene, per quanto non primario.

Nota a margine: in quanto musicista, non mi dispiacerebbe ad esempio ricominciare a trovare sugli scaffali (anche solo su quelli virtuali) dischi prodotti e pensati bene, che non lascino la sensazione di qualcosa di fatto in fretta e furia per rispettare un contratto discografico o le tariffe orarie della sala di registrazione…

Schermata 2013-07-08 alle 08.47.46

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...