Ebbene sì, Apple ha copiato

Non ci sono dubbi. E’ sotto gli occhi di tutti.

Ma la domanda da farsi non è “Perché?”. La domanda corretta è “Perché no?”

Come predetto a tempo debito dal profeta-patriarca-tuttofare Mr. Jobs, una volta aperto un nuovo filone commerciale, il vantaggio sugli altri non può durare più di 5 anni. Lo sapeva lui, e sotto sotto lo sapevamo anche noi. Ma non volevamo (e non vogliamo) ammetterlo.

iPhone è stato presentato nel 2007, e ha stupito per il design industriale e per la semplicità dell’interfaccia. I 5 anni successivi sono serviti in primis a rendersi conto che iPhone, e tutti i telefoni che ne sono seguiti, era tutto fuorché un telefono. Un micro computer che permette anche di telefonare, credo che sia la definizione più esatta.

Ma come affrontare una simile presa di coscienza? C’è chi ha cercato di sfruttare al massimo la sua natura di computer, e quindi rimpinzarlo (un po’ a casaccio) di migliaia di feature ed opzioni. C’è chi ha cercato di ripensarlo da zero, dando peso ad ogni aspetto della sua natura. C’è chi, avendolo creato, ha pensato bene di prendersi  qualche anno sabbatico senza fare nulla, ed aspettare le mosse di tutti i competitor. Avrete già capito di chi sto parlando: il rimpinzatore folle è Google, il ripensatore folle è Microsoft, il nullafacente folle è Apple.

In questi 5 anni tutti i “telefoni” sono stati migliorati, potenziati, colorati, deformati, ed ormai si sta raggiungendo la massa critica in ogni aspetto della loro produzione. Sono stati ingigantiti a tal punto da raggiungere i tablet (il punto d’arrivo a cui mirava Mr. Jobs, tanto per restare in tema di previsioni), sono stati dotati di processori degni dei migliori portatili, ma soprattutto sono stati oggetto di sperimentazioni software che ormai non lasciano più molto spazio all’immaginazione. E’ un caso che Google stia cercando di cambiare radicalmente punto di vista grazie ai Google Glass? No di certo. Alle volte, per fare un passo avanti, bisogna farne tre indietro, e riconcepire una tecnologia -ed un servizio- da zero.

Ma torniamo ad Apple. Apple ha copiato. Oh sì,  lo ha fatto spudoratamente. E perché ha copiato, colei la quale è stata artefice di mille cause in tribunale per la presunta appropriazione indebita di tecnologie proprietarie? Perché gliel’abbiamo chiesto noi e lei, senza vergogna, ci ha accontentato.

Ebbene sì. Dopo 5 “lunghi” anni, siamo arrivati al punto in cui, io per primo tra i tanti, abbiamo dato alla Mela un ultimatum: o ti adegui al minimo sindacabile proposto dalla concorrenza in campo software, o cambiamo aria. E la Mela, in soli 8 mesi (non dimentichiamolo: in soli otto mesi) si è rimboccata le maniche e ha cercato di adeguare iOS agli standard di Android. Ma tutto questo senza strafare, senza perdere la propria identità: niente abbuffate di opzioni, niente caos… soltanto le cose più rilevanti (gli highlights, per così dire) ed irrinunciabili.

Personalmente trovo tutto questo consolante: la Mela ci ha ascoltati, e non è poco. Apple ha così evitato di perdere un cliente, e credo che non ne perderà molti altri. Addirittura potrebbe far cambiare idea a qualche androidiano particolarmente poco esigente.

Apple ha copiato, ma ha copiato con gusto e senza stravolgere le nostre abitudini. Tra un anno, sono sicuro che troverà il tempo di ascoltare di nuovo la voce del popolo, ed aggiungere tutto ciò che manca (anche perché 12 mesi sono più di 8): nel frattempo anche chi non rimpiange il software firmato Forstall comincerà a trovare di suo gusto la direzione di Ive, e tutto andrà per il meglio. Certo, una cosa non va dimenticata: Apple non si è fatta il nome ascoltando le richieste della gente, ma anticipandole. E’ stato così per Macintosh, è stato così per iPod, iPhone, ed anche iPad (che poi in realtà tutti sanno essere stato un progetto anteriore, un iPhone gigante e prematuro). E’ da un po’ di tempo che Apple insegue, senza innovare. Ma è anche vero, checché ne dicano gli androidiani, che la parola “innovazione” ultimamente non compare quasi mai nei manifesti della Mela: si parla di semplicità, di facilità d’uso, di bellezza, di attenzione ai particolari. Dunque si può accusare Apple di aver dormito quando non doveva dormire, la si può accusare di plagio (e le auguro qualche bella causa legale in tal senso, tanto per riequilibrare il karma), ma non la si può accusare di falsità. Le parole di Apple sono pure come i font, i colori, e le forme scelte per i suoi prodotti.

La coerenza c’è. Tornerà anche l’innovazione?

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