Momento nostalgia e XBox One

La prima cosa che ho pensato osservando le prove di rendering del nuovo Call of Duty Ghosts, di prossima uscita su Xbox One, rapportato all’episodio precedente della celebre saga FPS, è stata “ok, finalmente abbiamo raggiunto il livello delle intro usate nei giochi per PS1“. E forse le abbiamo superate. Vi ricordate le super sequenze animate in Final Fantasy o Resident Evil, propinateci prima di cominciare ad impersonare una poltiglia di poligoni abbastanza informe, appoggiata ad un layout statico di qualità 16 Bit? Ecco, qualcosa del genere.

Il real time oggigiorno, grazie alla potenza di una soluzione x86 su singolo core -con tanti saluti, finalmente, a PPC- è un aspetto della produzione videoludica che non ha più bisogno dell’immaginazione umana per essere apprezzato appieno. Ma siamo sicuri che questo sia un bene?

Ecco, lo sapevo, ora mi colpirà il momento nostalgia. Vedete, alla fine degli anni ’80 ero solito prendere in mano la confezione di Castlevania per NES e passare almeno 10 minuti a rimirarne l’immagine di copertina ed il booklet: disegnati a mano, con gusto, e ricchissimi di particolari. Questi particolari, se ben assimilati, fungevano da texture e rendering per le povere immagini pixellose che avrei avuto davanti una volta inserita la cartuccia ed accesa la console. Da quel momento il “videogiocare” diventava un atto legato unicamente alla velocità ed alla destrezza: i mostri difficilissimi da battere e le sessioni di gioco lunghissime non avrebbero mai permesso di rimirare paesaggi di qualità cinematografica (o di ascoltare pompose colonne sonore di qualità CD). Nessuna pausa, solo tanta azione e tanto gameplay innovativo.

Eppure non credo che, all’epoca, qualcuno avesse mai osato definire Castlevania un brutto gioco, esteticamente parlando: nella mente di ognuno di noi, ogni singolo livello appariva descritto con dovizia di particolari, colorato e pennellato come lo sarebbe stato un grande quadro del Novecento… e tutto questo grazie unicamente (o quasi) al packaging che ci ispirava delle precise immagini mentali. Ed ora abbiamo il potentissimo x86, pronto a cambiare l’industria del home gaming, a sopperire alla mancanza dei booklet e delle copertine dipinte a mano, a venire incontro alla rivoluzione digitale che ha reso tutto immateriale e scaricabile dalla rete.

Io non so se quei vecchi giochi, nel caso in cui all’epoca fossi stato adulto, mi avrebbero colpito alla stessa maniera, ma è innegabile che siano riusciti a stimolare la fantasia e l’immaginazione di milioni di persone proprio perché lasciavano delle caselle vuote che noi stessi avevamo il dovere e l’esigenza di riempire. E le riempivamo con gusto, quelle caselle. Ora ci ritroviamo tra le mani un episodio di Kratos, pronto ad ammazzare centinaia di divinità, interamente disegnato e strutturato da grandi ingegneri e produttori alla modica cifra di qualche milione di dollari, e non ci sono più caselle vuote da riempire a nostro piacimento.

E così, nel 2013, è il gioco stesso a diventare uno spazio vuoto, terribilmente vuoto, ed i videogiocatori, giovani e meno giovani, non riusciranno ad interiorizzarlo in nessun modo. My two cents.

nes-castlevania1

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