Il peccato capitale di Google

E’ stato presentato da pochi giorni, ma i pareri su di esso non sono ancora cambiati: è troppo costoso per quello che offre, e non è abbastanza potente.
No, non sto parlando di un nuovo prodotto Apple (strano a dirsi), ma del nuovo Chromebook di Google, denominato Pixel.
Evidentemente la stragrande maggioranza della stampa, e dei lettori della stampa, danno per scontato che un display da quasi 13 pollici, touch, ad altissima risoluzione (2560×1700), sia un elemento quasi irrilevante quando si parla di costi di produzione.
O forse il motivo è un altro: Google ha sempre trattato troppo bene la sua utenza. Il fatto di aver praticamente regalato gli ultimi tablet e l’ultimo smartphone Nexus, deve aver indotto la gente a pensare che il trend sarebbe stato sempre questo, perché, si sa, Google guadagna già abbastanza con la pubblicità in rete.

No, no, e poi no. Vi sbatto il quotidiano sulla testa, paf paf paf.
Google ha realizzato, forse per la prima volta, un prodotto mai tentato da nessuno. Non dico radicalmente nuovo, ma certamente affascinante ed audace. Non parliamo, come nel caso dei suoi tablet e smartphone, di dispositivi semplicemente ben costruiti e dalle caratteristiche di fascia alta (vetro, risoluzione adeguata, potenza di calcolo), ma di qualcosa che cerca di creare una nuova categoria.
Chromebook Pixel ha una visualizzazione in 3:2, cosa molto particolare, ma del tutto adeguata al sistema operativo, Chrome OS, che serve praticamente solo per navigare. E’ un dispositivo che si pone a metà strada tra Surface, ottimo per lavorare ma a “bassa” risoluzione, e iPad, perfetto per la navigazione e la visualizzazione di qualsiasi contenuto multimediale. Se vogliamo, possiamo considerarlo un Nexus 10 dotato di tastiera.
Oh, e non dimentichiamo che la versione da 64Gb è dotata di modulo LTE. Il Surface da questo punto di vista è una barzelletta.
, risponderebbero la stampa e i lettori della stampa, ma con Surface si può lavorare davvero.
Mai sentito parlare di distro Linux? Google da sempre è la marca scelta dagli smanettoni, e non avevo dubbi che anche in questo caso sarebbe stato possibile modificare il sistema operativo. Una volta installato Linux, chi lo ferma più, il grande lavoratore? Photoshop su un monitor simile dev’essere sensazionale, e così pure tante altre applicazioni. Fermo restando che vengano ottimizzate, ovviamente.

Ma la cosa più divertente, comunque, resta il fatto che di fronte al Pixel il MacBook Pro Retina venga percepito come allettante anche da molti haters di Apple: pur di non dare la soddisfazione alla traditrice Google, si arriva anche a questo.
E solo perché l’azienda di Mountain View, per una volta, si è permessa di fare la voce grossa e dire: abbiamo investito tempo e risorse in qualcosa di nuovo, cerchiamo di ripagarci dello sforzo fatto.
E così, mentre Amazon continua ancora sulla strada dei prodotti sottocosto, e tutti la applaudono senza capire che anche lei dovrà prima o poi mostrare i denti, Google lentamente sceglie il percorso intrapreso da sempre da Apple, ovvero quello che prevede di far pagare tanto per dei prodotti freschi e di fascia alta.

Solo il tempo ci dirà se ha scelto questa strada troppo tardi, e se sarà costretta a tornare indietro.
Chromebook-Pixel

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